Roberta Pavano

UNA VITA SOFFERTA E SERENA

Roberta Pavano

Roberta Pavano

Voglio raccontarvi la mia storia. La storia di una vita in cui serenità e speranza hanno impedito che la sofferenza prendesse il sopravvento. Grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e non mi ha fatto mai sentire sola; alle opportunità che mi hanno permesso di avere accanto degli angeli custodi:
persone a me sconosciute, venute a sostenermi, ad aiutarmi. In questi anni di sofferenza, dentro di me si è creata una forte sinergia tra il mio libero arbitrio e la volontà divina. Sono cambiata in questi anni. La spensieratezza della fanciullezza ha lasciato il posto al donarsi a chi soffre, rendendomi consapevole di quanto sia importante l’empatia nei rapporti interpersonali.

Anni Difficili

Sono certa che durante questi anni nulla è avvenuto per caso. Ogni coincidenza, con il tempo, ha mostrato il suo perché, arrivava per illuminarmi la strada che dovevo percorrere, le decisioni che dovevo prendere. Probabilmente non sempre il mio intuito è stato in grado di cogliere i messaggi, ma questo non mi ha tolto la forza di continuare a sperare, con tanta perseveranza e voglia di vivere.

Ho trascorso un’infanzia e un’adolescenza fantastica, circondata dall’affetto della mia splendida famiglia e di tanti amici con i quali ho condiviso tantissimi momenti di felicità e di spensieratezza tipici dell’adolescenza. Ho avuto la fortuna di avere accanto una donna umile,amorevole e generosa: mia nonna Rosina, mi ha donato in quegli anni un immenso affetto.

Dopo aver terminato a Siracusa i cinque anni di scuola secondaria superiore, mi iscrivo alla facoltà di infermieristica presso l’Università di Parma. Trascorro anni felici e spensierati, mi rendo conto di avere scelto la Facoltà che mi avrebbe permesso presto di aiutare le persone malate. Purtroppo, a distanza di tre anni dall’inizio degli studi, la mia vita gioiosa cambierà per sempre.

Giorno 29 aprile 2012, mi trovavo a Bergamo (città alta) partecipavo a una gita organizzata da mio padre con i suoi alunni di Monza e gli ex di Bergamo e Milano. Era una bella giornata di sole, stavamo visitando l’esterno della chiesa di San Michele Arcangelo, quando tutto ad un tratto mi appoggio al muro, perdo conoscenza, non riesco più a parlare né a muovermi. Questo è il racconto di mia
sorella Gessica e di mio padre che si trovavano vicini a me.

Il giorno dopo rientro a Parma, dove vengo immediatamente ricoverata presso l’Ospedale Maggiore. Sottoposta a risonanza magnetica, mi viene diagnosticato un tumore al cervello da operare al più presto.
Il giorno dopo ancora, mio padre e Gessica incontrano un professore dell’Università di Parma; dietro suo consiglio vengo ricoverata presso l’Ospedale Humanitas di Rozzano (MI), dove da poco è arrivato un bravo neurochirurgo venuto da Harvard (USA).

Preghiera

Che dire, mi sembra tutto così assurdo.Perchè proprio a me tale sofferenza? Perchè, Signore, mi sottoponi a questa prova? Non riesco a credere di avere un tumore al cervello, e ho solo ventidue anni. Però ti prego, aiutami ad affrontare questo momento. Non mi manca nulla, lo so: ho una famiglia fantastica e senza l’appoggio dei miei cari non riuscirei ad andare avanti. Io amo la mia famiglia; io
vivo per loro!

Spero che l’intervento vada a buon fine, ma se così non fosse, ricordatevi che vi ho amato e che vi amo ancora. Quando ho scoperto di avere un tumore, sì, lo ammetto, ho provato rabbia, perché, a fronte di tanto amore e della gioia che ho di vivere, l’idea di morire mi è sembrata un’enorme ingiustizia.
Ora, però, in questo preciso momento, mi sento stanca e rassegnata; ma devo essere forte e cercare di superare questo ostacolo. Io devo farcela! Signore aiutami a superare con forza e determinazione questo momento così difficile per me. Ti prego, dammi forza e coraggio. Solo questo ti chiedo.

In maggio vengo operata per la prima volta. L’anno successivo seguirà un secondo intervento al cervello, due mesi di radioterapia(andata e ritorno tutti i giorni in macchina da Parma a Milano) e un lungo periodo di chemioterapia. Tra visite ed esami di ogni genere, trascorrono 4 anni, chiamiamoli di quasi tranquillità.

Riprendo gli studi che avevo interrotto, viaggio in Italia e all’estero. Mi reco con mio padre e la mia amica Victoria a Lourdes, nel luogo di apparizione della Madonna, dove trascorro giorni di pace e di serenità.

Nel 2018 la malattia si ripresenta e con essa a complicare le cose ci si mette pure un melanoma maligno asportato chirurgicamente per tempo. Malgrado tante sofferenze, limitazioni visive, mnemoniche e di linguaggio, non mi scoraggio. Riesco a terminare gli studi e a marzo del 2019 mi laureo in infermieristica. Il mio sogno di sempre si realizza e sono strafelice!

Nel mese di maggio inizia la mia breve ed unica esperienza lavorativa che finisce due mesi dopo. A luglio, inesorabilmente, la malattia si ripresenta più devastante di prima. I miei genitori consultano nuovamente i migliori neuro-oncologi di Torino, Milano, Bologna, Bari, Parma… Tutti concordano sul fatto che devo iniziare un nuovo percorso chemioterapico, questa volta molto più pesante. Fanno seguito tante visite: logopedista, oculista, neurologo ecc. Voglio aiutare chi si trova nelle mie stesse condizioni. Esprimo ai medici il desiderio di fare da cavia a eventuali esperimenti su nuovi farmaci chemioterapici.

Il 2020 inizia malissimo. La chemioterapia comincia ad essere inefficace, si opta per altri farmaci non chemioterapici. Non riesco più a camminare bene, inizio un periodo di grande sofferenza. Il mio motto di sempre: “devo farcela, ce la dovrò fare!” mi aveva aiutato ad andare avanti in tutti questi anni, ma adesso in cuor mio, comincio a rendermi conto che non tornerò a stare bene. Papà, sono molto stanca. Ce la farò a riprendermi? Ce la farò? Questo dicevo a mio padre. Convinta oramai che nessun uomo può farmi guarire, avrei voluto donare i miei organi, rendere felici persone, famiglie. Ora non dico e non chiedo più, sono qui a raccontarvi la mia storia.

Me ne andrò via come uno stormo di uccelli in volo.

I Miei Angeli Custodi

Mi ritengo molto fortunata perché tante persone a me conosciute e sconosciute si sono rivelate autentici amici, che si son presi cura di me, standomi vicino non solo moralmente, ma anche attraverso il loro prezioso sostegno concreto.
Ognuno di loro è arrivato al momento giusto per proteggermi, aiutarmi come angeli custodi.

PIETRO, papà di Davide (un ex studente monzese di mio padre), prese l’impegno per mesi di venire a prenderci (me e mio padre) alla stazione di Milano, accompagnarci all’ospedale Humanitas di Rozzano e riportarci in stazione nuovamente, un’ora di macchina andata e un’altra al ritorno. Stava con noi in
ospedale, a condividere la mia sofferenza. Il giorno della mia laurea, era accanto a me e alla mia famiglia.

MIXALIS e LEONARDO, due miei amici universitari, sempre disponibili per qualunque esigenza. Pronti a spendere il loro tempo e quello che possedevano, per esaudire ogni mia richiesta e farmi sorridere. Dei veri amici!

SERGIO che in ospedale mi è stato sempre vicino. Un infermiere molto empatico, presente in ogni mio momento triste, pronto a rincuorarmi con i suoi incoraggiamenti che mi davano speranza e voglia di lottare.

MANUELA che fra le amiche è quella che sempre mi è rimasta vicina. Una gran bella persona. La distanza non ha influito sul nostro rapporto, sempre presente con i suoi messaggi e quando poteva veniva a Parma per stare un po’ con me. La sua vicinanza è stata molto importane, mi ha aiutata ad andare avanti. La ringrazio per non avermi mai abbandonata e per aver capito i miei silenzi.

ALFIO, sempre vicino a mio padre, pronto in ogni momento a sostenere me e ogni mia esigenza.

GIAN LUIGI, grande uomo e medico, non saprei come ringraziarlo per il costante sostegno che mi ha dato durante il periodo universitario e nel decorso della malattia.

MICHELE, eccellente collega. Insieme alla moglie ANTONELLA mi ha sostenuta e aiutata a superare gli studi. Grazie al loro supporto umano e professionale.

LUCIANO è stato costantemente vicino a me e alla mia famiglia. Nonostante i suoi impegni lavorativi sia in Italia che all’estero, trovava sempre il tempo per informarsi sulle mie condizioni di salute. Veniva a trovarmi a casa o ci vedevamo durante uno dei banchetti organizzati dall’Unicef di Parma. Una gran bella persona.

FRANCESCO è stato il mio medico di famiglia. Persona molto umana e professionale, sempre pronto a prendersi cura di me in ogni momento della giornata. A volte telefonava di sera per sapere come stavo.

TURUZZO e ANGELA sono sempre stati un punto di riferimento importante per me e la mia famiglia. Sempre disponibili a sostenerci nei momenti difficili.

ISOTTA, ZAIRA, FRANCESCO, GIORGIO, DONATO, DELFINA, ADELA, ORAZIO, MARGHERITA, MARCO, EMILIA, VINCENZO hanno avuto un ruolo importante nella mia vita. Voglio ringraziare tutti per la loro spontanea disponibilità e per essersi presi cura delle mie problematiche quotidiane e dei miei sogni.

Che dire di mia MAMMA? Una grande mamma! Non ho potuto avere sempre il suo sostegno, costretta com’era, con grande sofferenza e spirito di sacrificio, a rimanere a Floridia a causa del lavoro che doveva necessariamente svolgere per permettere a me e ai miei due fratelli di terminare gli studi. Poi, lo scorso anno è intervenuto il “fato” che le ha permesso di trovare lavoro a Parma e di starmi vicino. La sua tenerezza materna e le amorevoli cure hanno alleviato la mia sofferenza.

I miei fratelli mi hanno incoraggiata e non mi hanno mai fatto sentire sola.

La mia sorellina GESSICA, donna molto emotiva e sensibile. Mi ha sempre aiutata senza farmi mancare il suo sostegno e i suoi preziosi consigli. Ha sofferto tanto. Per non accrescere la sua sofferenza ho cercato, mio malgrado, di evitare frequenti incontri tra noi due. La sua professione di guardia medica a Cremona, in questo periodo è per lei ulteriore motivo di preoccupazione nei miei confronti,
teme il pericolo di un eventuale contagio da Coronavirus.

ANDREA, il cucciolo di casa apparentemente insensibile, che tiene celate dentro di sé tutte le emozioni. Ad ogni suo rientro a Parma da Torino, non è mai mancato un pensierino per me. Per non influire negativamente sui suoi esami universitari, non volevo che sapesse del peggioramento della mia malattia.

Immenso riconoscimento al mio gladiatore instancabile: PAPA’. Il mio tutor. Colui che mi è stato costantemente accanto giorno e notte, durante gli otto anni della mia malattia. Con lui ho condiviso sofferenza, gioia e speranza. Ricordo gli innumerevoli viaggi in macchina, in treno e in aereo, da un ospedale all’altro. Il suo impegno costante nel contattare svariati medici, non appena avevo un
problema di salute. È riuscito a far si che affrontassi con serenità la malattia e potessi avere una buona qualità di vita. Tra noi due da subito si è creata una complicità, un sentire comune bellissimo. Lui si prende cura di me e io di lui. Ha dedicato a me tutto il suo tempo senza per questo trascurare il suo lavoro e i suoi progetti sul bullismo ai quali lavorava svegliandosi prestissimo al mattino e la domenica. Riflettendo, penso a quanto fortunata sono stata ad avere un’eccellente famiglia.

Un ringraziamento al Day Hospital oncologico di Parma dove sono stata assistita dal personale medico ed infermieristico in modo professionale e umano.

Un immenso grazie ai volontari dell’Associazione Verso il Sereno. Donne e uomini eccezionali che si prendono cura delle sofferenze dei malati oncologici in modo amorevole e con un dolce sorriso.

Tra questi angeli custodi ringrazio in modo particolare NADIA, una donna speciale che mi ha donato del tempo con affetto ed empatia.

ESTER, sempre disponibile ad ascoltarmi e aiutarmi.

Le cose che ho imparato nella vita

La malattia in tutti questi anni mi ha trasformata notevolmente. Ha cambiato la mia visione della vita, che è un bene prezioso che a volte le persone perdono di vista, lasciando prevalere la superficialità, arrabbiandosi per cose futili. La malattia mi ha insegnato anche a non confondere la professionalità con la personalità degli individui e ho imparato una modalità di comunicazione che prescinde dal carattere di ognuno. Nella mia breve esperienza di vita ho compreso l’importanza di aiutare le persone malate, lenendo con la mia vicinanza e comprensione la loro sofferenza. Ho riconosciuto la soggettività del paziente e la consapevolezza di avere di fronte una persona e non una patologia, in una visione
olistica del malato e della famiglia. Ho intrapreso rapporti interpersonali soddisfacenti, ho compreso quanto sia fondamentale essere empatici, quanto importante il rispetto della visione soggettiva delle cose e della vita. Inutile lo scontro, utile e costruttivo il confronto.

Agli adolescenti tutti voglio ricordare il valore della famiglia. Quando si è ancora ragazzi, ci si sente forti e invincibili, malattia e vecchiaia sembrano cose lontane che non ci riguardano eppure esistono e quando arrivano nessuno può esserti vicino più della famiglia.

Importante, inoltre, conoscere tante persone, fare esperienze di vita costruttive, non volere sempre avere ragione, ma mettersi in discussione e ammettere di sbagliare; sbagliare per imparare dagli errori, perché, se sarete in grado di comprendere i veri insegnamenti di vita che da essi verranno, e non quelli
che il vostro ego vuole comprendere, sarete in grado di conoscere voi stessi e chi vi sta vicino. Perderete la tendenza a criticare le persone e ad essere pregiudizievoli nei loro confronti. Farete le cose con passione e darete un senso alla vostra vita.

Spunti di riflessione

Ai miei familiari cari, perdonatemi se vi sto facendo soffrire voi non mi vedrete, ma io vi vedrò per  sempre.

Bisogna avere tanta pazienza con le persone, ognuno ha un proprio carattere, un proprio
punto di vista.

Donare un sorriso a una persona malata non costa nulla. Fa tanto bene al paziente e a te.

Un lavoro si ama quando si fa con passione.

Voglio aiutare le persone che soffrono perché le capisco. So cosa vuol dire soffrire.

In tutti questi anni di malattia sono diventata una paziente… paziente.

Spero che la mia famiglia, tramite il mio vissuto, capisca quello degli altri.

Siate infermieri e medici umani, rimanete sempre così.

Non voglio diventare come gli altri.

Una famiglia che ti vuole bene, ti sostiene amorevolmente, è un’esperienza di vita impagabile.

Il conseguimento della laurea in infermieristica e il primo giorno di lavoro presso un poliambulatorio di Parma… i giorni più belli della mia vita.

ROBERTA PAVANO

Vorrei che le parole prendessero fuoco e dalle ceneri sbocciasse la vita per restituirla a Roberta
Orazio s.

Ciao Edy. Ci mancherai.

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma insieme ai/alle colleghi/e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, vogliono ricordare  e salutare Edy Maiavacchi, scomparsa prematuramente dopo aver combattuto contro un nemico invisibile e silente.

Al marito Fedele e ai figli porgiamo il ricordo di una Professionista sempre Disponibile,Rispettosa, dotata di un’immensa Passione per la Professione.

E’ per questo che desideriamo ricordala così:

Per Edy
A volte ti sentiamo ancora,
piangerti non ci consola.
Amavi i gatti e non solo quelli,
tenevi ai colleghi come gioielli,
ai pazienti donavi un conforto
per la famiglia un gran supporto.
Mancava poco alla tua pensione,
per esprimere ogni tua passione.
Ma la tua bontà è servita al signore
per far sorridere le tante persone,
che dannatamente
il Covid ha portato via
senza strofe di poesia.
Ora nel cielo brillano
anime dipinte nelle stelle,
unite da fragili ali di cristalli.
In cui le tue fluide parole
impresse e indelebili,
resteranno per sempre nel nostro cuore.
Ciao Edy, rideremo in un mondo migliore.

Giosuè Forleo

Ciao Doru, ci mancherai

L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma insieme ai colleghi dell’U.O. di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, vogliono ricordare e salutare DORU IONEL GROSU, Infermiere di Malattie Infettive, scomparso prematuramente il 23 Maggio 2020, dopo una malattia subdola e ingiusta.

Alla moglie Veronica porgiamo il ricordo di un professionista Pronto, Rispettoso, capace di grande sacrificio e dedizione al lavoro.

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come un pozzo da un polo all’altro
Ringrazio qualunque dio ci sia
Per la mia anima invincibile.
Nella stretta morsa delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho gridato.
Sotto i colpi avversi della sorte
Il mio capo sanguina ma non si china.
Oltre questo luogo di rabbia e lacrime
Incombe solo l’orrore della fine.
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
Quanto impietosa la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

William Ernest Henley

Ciao Doru! Ci mancherai.

 

Aurora e i suoi ricordi

Racconto di Antonella Gioia (presidente Ipasvi Piacenza), premiato al Premio Letterario 2013 di Socrem

La mosca si sfregava le zampe e si spostava di continuo.
Sugli occhi. Ai lati del naso. Sul mento. Sulla fronte. Sulla cicatrice che attraversava la guancia a zig zag. Ma fu soltanto quando si appoggiò sulla bocca semiaperta di Ginetto che Aurora cominciò a urlare.
Spostati! Vattene! Non ti voglio qui. Via! Via! Via! Sparisci!”. Disse queste parole senza prendere fiato, di corsa e poi scoppiò a piangere a dirotto. Continua a leggere

Infermiera consegue il dottorato di ricerca in Psicologia

L’importante traguardo del dottorato di ricerca è stato tagliato, per la prima volta a Parma, anche dalla professione infermieristica. Il merito è di Rachele La Sala, infermiera dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, che nei giorni scorsi ha conseguito il dottorato di ricerca  in Psicologia con la tesi “Modello assistenziale tradizionale e integrato a confronto: outcomes bio-clinici e psico-socio-relazionali del paziente con sindrome coronarica acuta ” .

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I casi di “successo” nel Circolo di Arianna

Sono un’infermiera. Il mio lavoro è prendermi cura degli altri. Da circa dieci anni gli “altri” per me sono gli anziani che vivono nelle case protette.

Prima lavoravo in ospedale, in ambiente chirurgico dove mi prendevo cura di persone in condizioni di acuzie. Il paziente era un caso clinico; la degenza, generalmente breve, presupponeva una dimissione. Si lavorava per avere il massimo risultato nel più breve tempo possibile. Continua a leggere