Articoli

Roberta Pavano

UNA VITA SOFFERTA E SERENA

Roberta Pavano

Roberta Pavano

Voglio raccontarvi la mia storia. La storia di una vita in cui serenità e speranza hanno impedito che la sofferenza prendesse il sopravvento. Grazie alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuta e non mi ha fatto mai sentire sola; alle opportunità che mi hanno permesso di avere accanto degli angeli custodi:
persone a me sconosciute, venute a sostenermi, ad aiutarmi. In questi anni di sofferenza, dentro di me si è creata una forte sinergia tra il mio libero arbitrio e la volontà divina. Sono cambiata in questi anni. La spensieratezza della fanciullezza ha lasciato il posto al donarsi a chi soffre, rendendomi consapevole di quanto sia importante l’empatia nei rapporti interpersonali.

Anni Difficili

Sono certa che durante questi anni nulla è avvenuto per caso. Ogni coincidenza, con il tempo, ha mostrato il suo perché, arrivava per illuminarmi la strada che dovevo percorrere, le decisioni che dovevo prendere. Probabilmente non sempre il mio intuito è stato in grado di cogliere i messaggi, ma questo non mi ha tolto la forza di continuare a sperare, con tanta perseveranza e voglia di vivere.

Ho trascorso un’infanzia e un’adolescenza fantastica, circondata dall’affetto della mia splendida famiglia e di tanti amici con i quali ho condiviso tantissimi momenti di felicità e di spensieratezza tipici dell’adolescenza. Ho avuto la fortuna di avere accanto una donna umile,amorevole e generosa: mia nonna Rosina, mi ha donato in quegli anni un immenso affetto.

Dopo aver terminato a Siracusa i cinque anni di scuola secondaria superiore, mi iscrivo alla facoltà di infermieristica presso l’Università di Parma. Trascorro anni felici e spensierati, mi rendo conto di avere scelto la Facoltà che mi avrebbe permesso presto di aiutare le persone malate. Purtroppo, a distanza di tre anni dall’inizio degli studi, la mia vita gioiosa cambierà per sempre.

Giorno 29 aprile 2012, mi trovavo a Bergamo (città alta) partecipavo a una gita organizzata da mio padre con i suoi alunni di Monza e gli ex di Bergamo e Milano. Era una bella giornata di sole, stavamo visitando l’esterno della chiesa di San Michele Arcangelo, quando tutto ad un tratto mi appoggio al muro, perdo conoscenza, non riesco più a parlare né a muovermi. Questo è il racconto di mia
sorella Gessica e di mio padre che si trovavano vicini a me.

Il giorno dopo rientro a Parma, dove vengo immediatamente ricoverata presso l’Ospedale Maggiore. Sottoposta a risonanza magnetica, mi viene diagnosticato un tumore al cervello da operare al più presto.
Il giorno dopo ancora, mio padre e Gessica incontrano un professore dell’Università di Parma; dietro suo consiglio vengo ricoverata presso l’Ospedale Humanitas di Rozzano (MI), dove da poco è arrivato un bravo neurochirurgo venuto da Harvard (USA).

Preghiera

Che dire, mi sembra tutto così assurdo.Perchè proprio a me tale sofferenza? Perchè, Signore, mi sottoponi a questa prova? Non riesco a credere di avere un tumore al cervello, e ho solo ventidue anni. Però ti prego, aiutami ad affrontare questo momento. Non mi manca nulla, lo so: ho una famiglia fantastica e senza l’appoggio dei miei cari non riuscirei ad andare avanti. Io amo la mia famiglia; io
vivo per loro!

Spero che l’intervento vada a buon fine, ma se così non fosse, ricordatevi che vi ho amato e che vi amo ancora. Quando ho scoperto di avere un tumore, sì, lo ammetto, ho provato rabbia, perché, a fronte di tanto amore e della gioia che ho di vivere, l’idea di morire mi è sembrata un’enorme ingiustizia.
Ora, però, in questo preciso momento, mi sento stanca e rassegnata; ma devo essere forte e cercare di superare questo ostacolo. Io devo farcela! Signore aiutami a superare con forza e determinazione questo momento così difficile per me. Ti prego, dammi forza e coraggio. Solo questo ti chiedo.

In maggio vengo operata per la prima volta. L’anno successivo seguirà un secondo intervento al cervello, due mesi di radioterapia(andata e ritorno tutti i giorni in macchina da Parma a Milano) e un lungo periodo di chemioterapia. Tra visite ed esami di ogni genere, trascorrono 4 anni, chiamiamoli di quasi tranquillità.

Riprendo gli studi che avevo interrotto, viaggio in Italia e all’estero. Mi reco con mio padre e la mia amica Victoria a Lourdes, nel luogo di apparizione della Madonna, dove trascorro giorni di pace e di serenità.

Nel 2018 la malattia si ripresenta e con essa a complicare le cose ci si mette pure un melanoma maligno asportato chirurgicamente per tempo. Malgrado tante sofferenze, limitazioni visive, mnemoniche e di linguaggio, non mi scoraggio. Riesco a terminare gli studi e a marzo del 2019 mi laureo in infermieristica. Il mio sogno di sempre si realizza e sono strafelice!

Nel mese di maggio inizia la mia breve ed unica esperienza lavorativa che finisce due mesi dopo. A luglio, inesorabilmente, la malattia si ripresenta più devastante di prima. I miei genitori consultano nuovamente i migliori neuro-oncologi di Torino, Milano, Bologna, Bari, Parma… Tutti concordano sul fatto che devo iniziare un nuovo percorso chemioterapico, questa volta molto più pesante. Fanno seguito tante visite: logopedista, oculista, neurologo ecc. Voglio aiutare chi si trova nelle mie stesse condizioni. Esprimo ai medici il desiderio di fare da cavia a eventuali esperimenti su nuovi farmaci chemioterapici.

Il 2020 inizia malissimo. La chemioterapia comincia ad essere inefficace, si opta per altri farmaci non chemioterapici. Non riesco più a camminare bene, inizio un periodo di grande sofferenza. Il mio motto di sempre: “devo farcela, ce la dovrò fare!” mi aveva aiutato ad andare avanti in tutti questi anni, ma adesso in cuor mio, comincio a rendermi conto che non tornerò a stare bene. Papà, sono molto stanca. Ce la farò a riprendermi? Ce la farò? Questo dicevo a mio padre. Convinta oramai che nessun uomo può farmi guarire, avrei voluto donare i miei organi, rendere felici persone, famiglie. Ora non dico e non chiedo più, sono qui a raccontarvi la mia storia.

Me ne andrò via come uno stormo di uccelli in volo.

I Miei Angeli Custodi

Mi ritengo molto fortunata perché tante persone a me conosciute e sconosciute si sono rivelate autentici amici, che si son presi cura di me, standomi vicino non solo moralmente, ma anche attraverso il loro prezioso sostegno concreto.
Ognuno di loro è arrivato al momento giusto per proteggermi, aiutarmi come angeli custodi.

PIETRO, papà di Davide (un ex studente monzese di mio padre), prese l’impegno per mesi di venire a prenderci (me e mio padre) alla stazione di Milano, accompagnarci all’ospedale Humanitas di Rozzano e riportarci in stazione nuovamente, un’ora di macchina andata e un’altra al ritorno. Stava con noi in
ospedale, a condividere la mia sofferenza. Il giorno della mia laurea, era accanto a me e alla mia famiglia.

MIXALIS e LEONARDO, due miei amici universitari, sempre disponibili per qualunque esigenza. Pronti a spendere il loro tempo e quello che possedevano, per esaudire ogni mia richiesta e farmi sorridere. Dei veri amici!

SERGIO che in ospedale mi è stato sempre vicino. Un infermiere molto empatico, presente in ogni mio momento triste, pronto a rincuorarmi con i suoi incoraggiamenti che mi davano speranza e voglia di lottare.

MANUELA che fra le amiche è quella che sempre mi è rimasta vicina. Una gran bella persona. La distanza non ha influito sul nostro rapporto, sempre presente con i suoi messaggi e quando poteva veniva a Parma per stare un po’ con me. La sua vicinanza è stata molto importane, mi ha aiutata ad andare avanti. La ringrazio per non avermi mai abbandonata e per aver capito i miei silenzi.

ALFIO, sempre vicino a mio padre, pronto in ogni momento a sostenere me e ogni mia esigenza.

GIAN LUIGI, grande uomo e medico, non saprei come ringraziarlo per il costante sostegno che mi ha dato durante il periodo universitario e nel decorso della malattia.

MICHELE, eccellente collega. Insieme alla moglie ANTONELLA mi ha sostenuta e aiutata a superare gli studi. Grazie al loro supporto umano e professionale.

LUCIANO è stato costantemente vicino a me e alla mia famiglia. Nonostante i suoi impegni lavorativi sia in Italia che all’estero, trovava sempre il tempo per informarsi sulle mie condizioni di salute. Veniva a trovarmi a casa o ci vedevamo durante uno dei banchetti organizzati dall’Unicef di Parma. Una gran bella persona.

FRANCESCO è stato il mio medico di famiglia. Persona molto umana e professionale, sempre pronto a prendersi cura di me in ogni momento della giornata. A volte telefonava di sera per sapere come stavo.

TURUZZO e ANGELA sono sempre stati un punto di riferimento importante per me e la mia famiglia. Sempre disponibili a sostenerci nei momenti difficili.

ISOTTA, ZAIRA, FRANCESCO, GIORGIO, DONATO, DELFINA, ADELA, ORAZIO, MARGHERITA, MARCO, EMILIA, VINCENZO hanno avuto un ruolo importante nella mia vita. Voglio ringraziare tutti per la loro spontanea disponibilità e per essersi presi cura delle mie problematiche quotidiane e dei miei sogni.

Che dire di mia MAMMA? Una grande mamma! Non ho potuto avere sempre il suo sostegno, costretta com’era, con grande sofferenza e spirito di sacrificio, a rimanere a Floridia a causa del lavoro che doveva necessariamente svolgere per permettere a me e ai miei due fratelli di terminare gli studi. Poi, lo scorso anno è intervenuto il “fato” che le ha permesso di trovare lavoro a Parma e di starmi vicino. La sua tenerezza materna e le amorevoli cure hanno alleviato la mia sofferenza.

I miei fratelli mi hanno incoraggiata e non mi hanno mai fatto sentire sola.

La mia sorellina GESSICA, donna molto emotiva e sensibile. Mi ha sempre aiutata senza farmi mancare il suo sostegno e i suoi preziosi consigli. Ha sofferto tanto. Per non accrescere la sua sofferenza ho cercato, mio malgrado, di evitare frequenti incontri tra noi due. La sua professione di guardia medica a Cremona, in questo periodo è per lei ulteriore motivo di preoccupazione nei miei confronti,
teme il pericolo di un eventuale contagio da Coronavirus.

ANDREA, il cucciolo di casa apparentemente insensibile, che tiene celate dentro di sé tutte le emozioni. Ad ogni suo rientro a Parma da Torino, non è mai mancato un pensierino per me. Per non influire negativamente sui suoi esami universitari, non volevo che sapesse del peggioramento della mia malattia.

Immenso riconoscimento al mio gladiatore instancabile: PAPA’. Il mio tutor. Colui che mi è stato costantemente accanto giorno e notte, durante gli otto anni della mia malattia. Con lui ho condiviso sofferenza, gioia e speranza. Ricordo gli innumerevoli viaggi in macchina, in treno e in aereo, da un ospedale all’altro. Il suo impegno costante nel contattare svariati medici, non appena avevo un
problema di salute. È riuscito a far si che affrontassi con serenità la malattia e potessi avere una buona qualità di vita. Tra noi due da subito si è creata una complicità, un sentire comune bellissimo. Lui si prende cura di me e io di lui. Ha dedicato a me tutto il suo tempo senza per questo trascurare il suo lavoro e i suoi progetti sul bullismo ai quali lavorava svegliandosi prestissimo al mattino e la domenica. Riflettendo, penso a quanto fortunata sono stata ad avere un’eccellente famiglia.

Un ringraziamento al Day Hospital oncologico di Parma dove sono stata assistita dal personale medico ed infermieristico in modo professionale e umano.

Un immenso grazie ai volontari dell’Associazione Verso il Sereno. Donne e uomini eccezionali che si prendono cura delle sofferenze dei malati oncologici in modo amorevole e con un dolce sorriso.

Tra questi angeli custodi ringrazio in modo particolare NADIA, una donna speciale che mi ha donato del tempo con affetto ed empatia.

ESTER, sempre disponibile ad ascoltarmi e aiutarmi.

Le cose che ho imparato nella vita

La malattia in tutti questi anni mi ha trasformata notevolmente. Ha cambiato la mia visione della vita, che è un bene prezioso che a volte le persone perdono di vista, lasciando prevalere la superficialità, arrabbiandosi per cose futili. La malattia mi ha insegnato anche a non confondere la professionalità con la personalità degli individui e ho imparato una modalità di comunicazione che prescinde dal carattere di ognuno. Nella mia breve esperienza di vita ho compreso l’importanza di aiutare le persone malate, lenendo con la mia vicinanza e comprensione la loro sofferenza. Ho riconosciuto la soggettività del paziente e la consapevolezza di avere di fronte una persona e non una patologia, in una visione
olistica del malato e della famiglia. Ho intrapreso rapporti interpersonali soddisfacenti, ho compreso quanto sia fondamentale essere empatici, quanto importante il rispetto della visione soggettiva delle cose e della vita. Inutile lo scontro, utile e costruttivo il confronto.

Agli adolescenti tutti voglio ricordare il valore della famiglia. Quando si è ancora ragazzi, ci si sente forti e invincibili, malattia e vecchiaia sembrano cose lontane che non ci riguardano eppure esistono e quando arrivano nessuno può esserti vicino più della famiglia.

Importante, inoltre, conoscere tante persone, fare esperienze di vita costruttive, non volere sempre avere ragione, ma mettersi in discussione e ammettere di sbagliare; sbagliare per imparare dagli errori, perché, se sarete in grado di comprendere i veri insegnamenti di vita che da essi verranno, e non quelli
che il vostro ego vuole comprendere, sarete in grado di conoscere voi stessi e chi vi sta vicino. Perderete la tendenza a criticare le persone e ad essere pregiudizievoli nei loro confronti. Farete le cose con passione e darete un senso alla vostra vita.

Spunti di riflessione

Ai miei familiari cari, perdonatemi se vi sto facendo soffrire voi non mi vedrete, ma io vi vedrò per  sempre.

Bisogna avere tanta pazienza con le persone, ognuno ha un proprio carattere, un proprio
punto di vista.

Donare un sorriso a una persona malata non costa nulla. Fa tanto bene al paziente e a te.

Un lavoro si ama quando si fa con passione.

Voglio aiutare le persone che soffrono perché le capisco. So cosa vuol dire soffrire.

In tutti questi anni di malattia sono diventata una paziente… paziente.

Spero che la mia famiglia, tramite il mio vissuto, capisca quello degli altri.

Siate infermieri e medici umani, rimanete sempre così.

Non voglio diventare come gli altri.

Una famiglia che ti vuole bene, ti sostiene amorevolmente, è un’esperienza di vita impagabile.

Il conseguimento della laurea in infermieristica e il primo giorno di lavoro presso un poliambulatorio di Parma… i giorni più belli della mia vita.

ROBERTA PAVANO

Vorrei che le parole prendessero fuoco e dalle ceneri sbocciasse la vita per restituirla a Roberta
Orazio s.

infermiere sotto stress

Stress e il burn-out in ambito sanitario durante la Pandemia da Covid-19

Il Centro di Riferimento della Regione Campania per la Psicopatologia del Lavoro della ASL Napoli 1 ha avviato uno studio sullo stress e il burn-out in ambito sanitario in questa fase pandemica. L’obiettivo è quello di individuare, oltre i contenuti psichici prevalenti del disagio, le variabili e le situazioni che ne sono state alla base. Lo studio è rivolto agli Ordini dei Medici e delle Professioni Sanitarie di tutto il territorio nazionale nell’auspicio di rilevare un campione più ampio e diversificato possibile,

Lo studio prevede la compilazione di un questionario in forma anonima che richiede circa 10 min. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma ha accolto questa richiesta e chiede a tutti i propri iscritti di voler dedicare questo esiguo tempo per uno scopo che riteniamo utile a rilevare gli indicatori di stress e burn-out in questo periodo così delicato per tutti.

Si invita tutti alla compilazione ed al voler contribuire alla massima diffusione.

 

 

Lettera aperta agli iscritti OPI Parma


Gent.mi Colleghi,

con la presente si porta alla Vostra conoscenza che i Sottoscritti membri del Consiglio Direttivo hanno rassegnato le proprie dimissioni irrevocabili con decorrenza 28 maggio 2019; le motivazioni che hanno portato a questa decisione sono di seguito descritte e questo Consiglio Direttivo vuole per l’ultima volta dare una corretta comunicazione a tutti gli iscritti.

Come noto, l’Assemblea degli iscritti OPI Parma nella seduta ordinaria dello scorso 28 marzo 2019, alla presenza di n° 63 su 3137 iscritti totali (dato al 31/12/18), non ha approvato i bilanci consuntivo 2018 e preventivo 2019, ed il giorno successivo l’intero Collegio dei Revisori dei Conti ha rassegnato le proprie dimissioni.  Tutto ciò ha comportato lo stallo amministrativo-finanziario dell’Ente e si è reso necessario interpellare la Federazione Nazionale Ordine delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) ed il Ministero della Salute per avere delucidazioni chiare in merito alle azioni da compiere.

In data 01 aprile 2019 (subito dopo l’Assemblea degli iscritti) è stato prontamente richiesto un parere alla FNOPI, al quale è seguito un sollecito in data 30 aprile 2019; a seguito di quest’ultimo la FNOPI in data 04 maggio 2019 ha deliberato parere favorevole al commissariamento di questo Ente, ritenendo testualmente la sussistenza dei “presupposti di non regolare funzionamento dell’Ordine di Parma”. Tale parere è stato a noi notificato in data 14 maggio 2019 contestualmente all’inoltro al Ministero della Salute, che darà luogo verosimilmente al commissariamento con i dovuti tempi.

Preso atto di ciò, i Sottoscritti Consiglieri hanno deciso di dimettersi, per l’impossibilità ad operare in termini economici e amministrativi, nonché ad operare per il raggiungimento degli obiettivi prefissati ad inizio mandato, ottenuto alle votazioni del 2017  attraverso un numero cospicuo di preferenze.

I sottoscritti, inoltre, nel rispetto di tutti gli iscritti e dei colleghi che ci succederanno, ritengono doveroso descrivere in sintesi lo stato d’avanzamento delle principali azioni intraprese e delle attività che sono state svolte, rinunciando a qualsiasi remunerazione di tipo economico (come gettoni di presenza ed indennità di funzione per le cariche monocratiche): promozioni della figura dell’infermiere, partecipazione a iniziative di crescita professionale promossi dalla FNOPI, nonché, il grande lavoro nel recupero delle quote di morosità e l’attivazione del complesso ed articolato processo di modernizzazione della telematica di interfaccia con gli iscritti. Su diversi fronti sono stati intrapresi percorsi di rappresentanza professionale per gli iscritti di Parma: in ambito universitario (con l’organizzazione e svolgimento di seminari con gli studenti), in ambito regionale (tramite il Coordinamento Regionale degli OPI, si è iniziato un confronto con l’Assessorato della Sanità della Regione sulla figura dell’Infermiere di Comunità) ed in ambito nazionale (con la partecipazione a gruppi di lavoro nazionali sulla legge 3/2018, sulla stesura dei nuovi regolamenti, e la partecipazione all’Osservatorio Formazione e Ricerca con l’obiettivo di ridefinire il nuovo percorso formativo dell’infermiere da proporre ai Ministeri della Salute e dell’Università).

In ultimo, i professionisti che hanno composto questo consiglio direttivo, non nascondono rammarico e dispiacere per la situazione vissuta, dato il profondo interesse ed entusiasmo profuso nelle diverse attività intraprese; ciononostante siamo certi che la costante partecipazione professionale rimanga comunque la leva più importante per scelte consapevoli e per l’OPI di Parma.

Per delucidazioni in merito alla situazione economica dell’ente i sottoscritti sollecitano gli iscritti a prendere visione dei bilanci proposti e della relazione del Presidente, esposta nell’ultima assemblea, sul sito www.ipasviparma.it/assemblea .


IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO:               Alfonso Sollami
IL VICE-PRESIDENTE DIMISSIONARIO: Rita Comberiati
IL TESORIERIE DIMISSIONARIO:  Giuliana Papi
IL SEGRETARIO DIMISSIONARIO:              Giuseppe De Nunzio
I CONSIGLIERI DIMISSIONARI:     Cinzia Barbieri
  Matteo Ferraraccio
  Antonia Florio
  Elena Fornari
                                Rosanna Patrinostro
  Lucica Petre
  Davide Scaccaglia
  Rachele La Sala
  Chiara Taffurelli
Clicca QUI sull’immagine per scaricare la nota ufficiale


Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), fra luci ed ombre di una legge

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni del collega Marco Alfredo Arcidiacono sulle DAT, argomento di stringente attualità e meritevole di discussioni e confronti continui.


Mi permetto di intervenire sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, a seguito di alcuni incontri pubblici a cui ho assistito nella provincia in cui vivo e lavoro.

Un argomento rimasto al margine per troppo tempo, dopo che la legge è stata approvata oltre un anno fa, legge che ha più ombre che luci e costringe tutto il settore medico a diverse riflessioni.

La legge 219/2018 è, a mio parere, una norma approvata di corsa, raffazzonata per certi versi, lo dimostra gli oltre tremila emendamenti che sono stati presentati.

Il primo punto su cui vorrei soffermarmi è la scarsa pubblicizzazione del testamento biologico. Me ne accorgo nel mio lavoro come infermiere del reparto Oncologico all’Ospedale Maggiore di Parma e professore a contratto con l’Università di Parma nel corso di  Laurea in Infermieristica.

I pazienti e gli utenti dell’ospedale, in generale, non conoscono la differenza fra testamento biologico e Dat, sono fondamentalmente la stessa cosa mentre per il secondo si tratta prettamente del documento che può essere depositato all’ufficio dello Stato Civile del comune di residenza.

La possibilità di nominare un fiduciario è, secondo me, il punto focale e più importante di tutta la norma visto che, sempre più spesso, ci si trova di fronte a persone sole, sia giovani single che anziani rimasti soli.

La colpa della scarsa pubblicizzazione non è certo del singolo ospedale. Occorre diffondere i sette punti base della legge, le modalità di deposito e, soprattutto, diritti e doveri delle persone ancor prima che diventino “pazienti”.

Ci sono poi gravi mancanze a livello operativo che possono colpire gli infermieri che, come me, si occupano del percorso di fine vita.

Le disposizioni inserite nel Dat dovrebbero essere scritte in cartella ma non è chiaro chi se ne debba occupare, di chi sia la responsabilità e con quali modalità possono essere reperite le varie informazioni. E’ chiaro che la responsabilità è e resta del medico ma è altrettanto chiaro che l’infermiere è la naturale estensione del medico, colui che è più a contatto con il paziente e ne ha un contatto più prolungato.

Il legislatore, riguardo al Dat, non ha chiarito se alimentazione e idratazione devono o possono essere inserite nel Dat. Nel caso lo fossero allora si apre un nuovo e ulteriore scenario per i medici; con il giuramento di Ippocrate che entrerebbe in crisi.

Dare cibo e acqua è un dovere, una missione, mentre nel Dat si parla di diritti. E’ chiaro che il paziente, in possesso delle facoltà di intendere e di volere, può decidere durante la propria vita di non voler ricevere idratazione e alimentazione.

Ma quando si arriva al fine vita spesso le cose cambiano. Ci sono mille piccoli momenti di crisi, li conosciamo tutti noi che siamo del mestiere, in cui alimentazione e idratazione possono realmente cambiare un decorso.

L’assurdo è che un infermiere potrebbe arrivare a trovarsi in un processo per aver partecipato a salvare una vita. Un paradosso, a leggerlo così, ma che a pensarci bene ha purtroppo un senso.

Se una persona scrive nel Dat che non vuole ricevere idratazione e alimentazione ha i suoi diritti, mentre un medico che li somministra è nelle piene facoltà del giuramento professionale. non facendolo contravviene alla sua missione.

I punti su cui si basa la legge 219/2018 sono sette, li riporto in forma estremamente sintetica:

  1. Consenso informato, nella forma già conosciuta per cui “nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario”
  2. Accanimento terapeutico, diritto anche alla sedazione profonda all’abbandono delle cure
  3. Nutrizione e idratazione artificiali
  4. Responsabilità del medico, la legge dice “esente da responsabilità civili e penali” ma non è poi così vero
  5. Minori e incapaci che devono essere messi in grado di decidere autonomamente. Ruolo del genitore del tutore o dell’Amministratore di sostegno
  6. DAT raccolte in registri regionali, il medico può rifiutarsi dal rispettarle in caso di incongruenza in caso di emergenza. Ma non è così facile
  7. Pianificazione delle cure condivisa nel rapporto medico-paziente in rapporto all’evoluzione della malattia che può ovviamente essere aggiornata a seconda del quadro clinico.

Le Disposizioni Anticipate di Trattamento sono esenti da bolli per il deposito, esistono dei moduli precompilati ma per definizione si tratta di disposizioni libere, possono essere quindi scritte manualmente su un foglio bianco senza alcun problema. Possono essere videoregistrate nel caso in cui la persona abbia problemi nello scrivere o nell’esprimersi.

Va detto che le DAT vanno riportate nel Fascicolo elettronico sanitario anche se, appunto, non riportano campi standard e per loro natura sono tutte diverse fra loro.

Come gestire quindi le nuove informazioni in un panorama di lavoro sempre più convulso?

Servirebbero anche quei chiarimenti appena espressi perché ogni infermiere possa operare con maggior serenità.

Il mio scopo non è certo di accusare il sistema o irrigidire i rapporti, occorre però iniziare a pensare alle possibili necessità e sviluppi. Al momento le DAT depositate sul territorio nazionale sono 40mila, una percentuale d’incidenza ancora troppo bassa. Ecco perché mi permetto di anticipare quello che potrebbe essere un problema futuro.

Sono sicuro che possiamo trovare una soluzione, una via agevole così che possiamo tornare a offrire le nostre professionalità, la simpatia e quell’appiglio che le persone, i pazienti, cercano nei momenti più bui e critici.


Dott. Marco Alfredo Arcidiacono

Infermiere di Oncologia

Professore a contratto con l’Università di Parma sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) nel CdL in Infermieristica


Roberto Casetti nominato Ufficiale dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”

Caro Roberto,  

il Consiglio Direttivo dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Parma  desidera esprimerti le più sincere congratulazioni per la nomina a Ufficiale dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”. Per te è una onorificenza prestigiosa , che premia le tue competenze e professionalità e aggiunge un importante tassello alla tua splendida carriera. Per tutti noi infermieri è invece una conquista nel vedere riconosciuta la nostra Professione.

Questa nomina premia e riconosce il talento e le tue capacità, rappresenta un incoraggiante esempio di meritocrazia ed è la dimostrazione  che quel che conta sono i risultati e la capacità di vedere con lungimiranza e spostare più in là il limite della professione. Il nostro augurio è che le istituzioni e la politica si rendano conto dell’importanza del nostro ruolo nel mondo sanitario.

Da parte dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche un sincero ringraziamento per aver, con il tuo lavoro più che quarantennale, dato forza,  promosso  e valorizzato gli infermieri nella realtà parmigiana.

Ad maiora, semper!

 

All’Infermiere ROBERTO CASETTI

Ufficiale dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”